Le bollette elettriche spagnole potrebbero aumentare di una cifra compresa tra 1,85 e 1,95 miliardi di euro l’anno se non venisse approvato un regolamento proposto che impone ai data center di coprire gran parte dei loro consumi con energia pulita, secondo un modello del sistema elettrico del Paese realizzato da PyPSA Labs. Lo studio stima che la domanda aggiuntiva farebbe aumentare i prezzi all’ingrosso in media di 7,74 euro per megawattora (MWh).
Il modello prende in considerazione una capacità di 4.000 megawatt (MW) di data center, in linea con l’obiettivo per il 2030 citato nella Strategia nazionale spagnola per l’intelligenza artificiale. In uno scenario privo di requisiti ambientali, denominato «No policy», il sistema elettrico della Spagna continentale avrebbe bisogno ogni anno di ulteriori 45,89 terawattora (TWh) di energia prodotta da centrali a gas. Secondo le stime dello studio, ciò aumenterebbe le emissioni annuali di anidride carbonica di 9,25 milioni di tonnellate.
Il decreto proposto, attualmente all’esame del Ministero per la Transizione ecologica, subordinerebbe l’accesso alla rete all’aggiunta di nuova capacità rinnovabile da parte dei data center e al rispetto di un requisito orario in materia di energia pulita. In base alla bozza, almeno l’80% dei consumi di una struttura dovrebbe essere coperto, in ciascuna ora dell’anno, da energia pulita prodotta nello stesso periodo. Il testo è in attesa del parere del Consiglio di Stato prima della decisione finale del Consiglio dei ministri.
La bozza ha suscitato l’opposizione delle principali aziende tecnologiche e di Spain DC, l’organizzazione rappresentativa del settore. Gli operatori l’hanno definita illegale e incompatibile con il diritto dell’UE, avvertendo che potrebbe spostare gli investimenti verso mercati meno restrittivi, come il Portogallo.
Il ricercatore di PyPSA Labs Paweł Czyżak ha affermato che la corrispondenza oraria eviterebbe almeno quattro quinti degli effetti negativi sull’uso del gas, sulle emissioni e sui prezzi dell’elettricità. Lo studio evidenzia anche un possibile svantaggio della rigorosa soglia oraria prevista dalla bozza: rispettare il requisito dell’80% in ogni ora potrebbe indurre gli operatori a installare batterie e capacità rinnovabile in eccesso, con il conseguente taglio del 33% della produzione di energia pulita.
Un rapporto separato di EY sostiene che i data center potrebbero ridurre le bollette delle famiglie ripartendo i costi fissi della rete su un consumo di elettricità più ampio. Stima che una capacità di 3,5-4 GW di data center potrebbe contribuire ai costi di rete per un importo compreso tra 118 e 642 milioni di euro nel 2030, riducendo potenzialmente le tariffe domestiche di 73-394 milioni di euro l’anno. Tuttavia, il rapporto di riferimento afferma che questo beneficio sarebbe più che compensato dall’aumento dei costi dell’energia qualora il regolamento venisse accantonato.
L’analisi di PyPSA Labs indica una possibile soluzione di compromesso: sostituire l’obbligo di rispettare la soglia per l’energia pulita in ogni singola ora con una misura ponderata della correlazione oraria calcolata sull’arco dell’anno. I ricercatori affermano che ciò potrebbe favorire lo sviluppo dei data center limitando al contempo l’impatto della domanda aggiuntiva sull’uso del gas e sui prezzi dell’elettricità.
Fonti: El País Economía.