Il dibattito brasiliano sui tassi d’interesse si è fatto sempre più acceso, con le discussioni sulla politica monetaria intrecciate a controversie politiche e ideologiche. Una voce secondo cui il presidente Lula potrebbe nominare un gruppo di esponenti eterodossi alla Banca centrale accanto a Gabriel Galípolo ha accresciuto le preoccupazioni dei mercati, secondo il columnist Vinicius Torres Freire.

La Banca centrale ha mantenuto il tasso Selic al 13,75% nella riunione di mercoledì. Alcune grandi banche si aspettano che resti invariato fino alla metà o alla fine del prossimo anno. Freire scrive che la banca potrebbe subire pressioni particolari se non tagliasse i tassi nelle sue prossime tre riunioni, prima di marzo 2027, oppure se la crescita economica rallentasse ulteriormente.

Le prospettive sono difficili per chi definisce le politiche economiche. Il Selic è già a un livello restrittivo, mentre l’economia sta perdendo slancio. Allo stesso tempo, gli investitori si aspettano un’inflazione più elevata e chiedono una remunerazione maggiore, mentre permane l’incertezza sui piani fiscali di Lula e sui loro potenziali effetti sulla valuta e sulle aspettative d’inflazione.

Freire richiama inoltre l’attenzione sulle questioni ancora irrisolte relative ai tassi d’interesse nelle principali economie e ai prezzi del petrolio. La Banca centrale ha descritto la situazione come caratterizzata da un significativo aumento dell’incertezza rispetto al suo scenario di base. Le condizioni finanziarie — compresi i costi di finanziamento sul mercato, i tassi di cambio e i premi per il rischio — si sono inasprite, e i tassi d’interesse sul debito con scadenze superiori a due anni sono vicini ai livelli raggiunti durante il panico dei mercati del gennaio 2025.

Secondo la rubrica, tagliare il Selic troppo rapidamente potrebbe spingere al rialzo i tassi a più lungo termine e il dollaro, con possibili ripercussioni sull’inflazione. È probabile che un eventuale allentamento delle condizioni finanziarie sia graduale e incerto, e dipenderebbe anche dal rigore del programma fiscale del governo e dall’efficacia della sua attuazione.

Freire non si aspetta cambiamenti sostanziali nella politica fiscale né riforme istituzionali che migliorino significativamente le prospettive. A suo giudizio, persino un adeguamento praticabile dell’approccio attuale del governo difficilmente porterà un sollievo significativo alle condizioni finanziarie.

Fonti: Folha Mercado.