Avatel e i rappresentanti dei lavoratori hanno raggiunto mercoledì un accordo preliminare sul piano di licenziamento collettivo dell’azienda, riducendo a 383 il numero massimo di uscite obbligatorie. La proposta iniziale, presentata il mese scorso, riguardava 444 dipendenti su un organico di 1.325 persone. Il totale potrebbe comunque arrivare a 444 se tutte le uscite avvenissero su base volontaria.

L’indennità concordata varia da 33 a 45 giorni di stipendio per ogni anno lavorato, con un limite di 24 mensilità. Le stesse condizioni si applicheranno alle uscite volontarie e a quelle obbligatorie. Avatel aprirà una fase di adesione volontaria dopo la conclusione della procedura legale, ma l’azienda si riserva il diritto di respingere le richieste. Ai lavoratori di età compresa tra 55 e 61 anni si applicherà la convenzione speciale prevista dalla previdenza sociale.

La riduzione di 61 uscite obbligatorie è ripartita tra le divisioni operative dell’azienda, secondo fonti sindacali. La divisione Televisione ridurrà fino a 25 uscite forzate, legate all’introduzione di orari di lavoro flessibili; l’Area Tecnica le ridurrà di 15 e l’Area Commerciale di 21.

L’accordo è stato raggiunto dopo la sesta riunione della commissione negoziale. I sindacati hanno dichiarato che mercoledì i dipendenti avrebbero ricevuto una bozza delle condizioni proposte per la flessibilità operativa. I dipendenti della divisione Televisione che rifiuteranno la modifica degli orari di lavoro saranno inclusi nella procedura di licenziamento collettivo. Il nuovo orario mantiene la giornata lavorativa di otto ore e prevede 48 ore di riposo settimanale, con giorni liberi assegnati a rotazione, oltre ad almeno 12 ore tra un turno e l’altro.

La procedura attuale è il terzo intervento di Avatel sull’organico in due anni, dopo le ristrutturazioni del 2024 e del gennaio 2026, che hanno portato complessivamente a 600 uscite. L’azienda ha attribuito l’ultima misura ai risultati finanziari più deboli e al fallimento dei piani precedenti nel tentativo di invertire il calo della redditività. Ha inoltre citato la necessità di restituire sovvenzioni pubbliche nell’ambito del Plan ÚNICO per progetti di reti 5G e a banda larga che non sono stati realizzati.

Fonti: El País Economía.