Il prezzo medio della Benzina negli Stati Uniti durante la presidenza di Donald Trump dovrebbe superare i 3,46 dollari al gallone il 2 novembre, oltrepassando la media più alta registrata durante una precedente amministrazione, quella di Joe Biden, secondo i calcoli del Financial Times basati su dati federali. Si prevede che la soglia venga superata un giorno prima che gli americani votino alle elezioni di metà mandato, in cui il costo della vita è diventato una questione centrale.
La media dei prezzi durante il secondo mandato di Trump era pari a 3,455 dollari al gallone la scorsa settimana, appena sotto i 3,457 dollari di Biden. L’ultimo dato pubblicato dalla Energy Information Administration era di 4,269 dollari al gallone il 26 ottobre. I prezzi della benzina sono aumentati di oltre il 33% da quando Trump è tornato alla Casa Bianca a gennaio dello scorso anno, ma restano al di sotto del picco di oltre 5 dollari registrato durante la presidenza Biden nel 2022.
I costi dei carburanti sono aumentati dall’inizio della guerra con l’Iran a febbraio, trasformandosi in un problema politico per i repubblicani in vista del voto. Jason Bordoff, direttore del Center on Global Energy Policy della Columbia University, ha affermato che i prezzi più elevati dell’energia sono una delle principali fonti di preoccupazione per il costo della vita e li ha descritti come una conseguenza dei danni che l’amministrazione ha inflitto al Paese.
Durante la campagna del 2024, Trump aveva promesso di ridurre il prezzo della benzina a 2 dollari al gallone e di contrastare l’inflazione persistente. Ma l’aumento dei prezzi alla pompa è coinciso con una crescita dell’inflazione: a settembre l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali ha raggiunto un tasso annuo del 3,6%, rispetto al 2,6% registrato prima dell’insediamento di Trump.
Un recente sondaggio del Financial Times ha rilevato che il 56% degli elettori ha dichiarato di trovarsi in una situazione finanziaria peggiore con Trump. Secondo il rapporto, anche le competizioni per la Camera dei rappresentanti e il Senato negli Stati un tempo considerati roccaforti repubblicane sono diventate contese. Bob McNally, ex consigliere per l’energia del presidente George W. Bush e a capo della società di consulenza Rapidan Energy, ha affermato che i prezzi dei carburanti sono molto visibili agli elettori e possono avere l’effetto di un aumento delle imposte non approvato.
Per gran parte dell’anno l’Iran ha bloccato in larga misura le spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. I danni alle raffinerie e ad altre infrastrutture energetiche in Medio Oriente hanno aggravato i vincoli di approvvigionamento legati agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, facendo salire i prezzi globali dei carburanti. Trump ha difeso gli aumenti dei prezzi definendoli un effetto collaterale di una guerra che, a suo dire, era necessaria per impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare, e ha affermato che i prezzi scenderanno quando il conflitto finirà.
Taylor Rogers, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato al Financial Times che affrontare quella che l’amministrazione considera una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti è stata la decisione giusta. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che, una volta corretti per l’inflazione, i prezzi erano più alti sotto Biden.
Il diesel ha rappresentato una sfida particolare per l’amministrazione, dato che agricoltori e produttori dipendono da questo carburante. Durante il secondo mandato di Trump il suo prezzo è aumentato di oltre il 70%, raggiungendo i 6,352 dollari al gallone il 26 ottobre. Secondo i calcoli del Financial Times basati sui dati della EIA, la media da quando Trump è tornato alla Casa Bianca ha raggiunto la scorsa settimana i 4,339 dollari, superando i 4,076 dollari registrati sotto Biden.
L’amministrazione ha sospeso le norme ambientali e sul trasporto marittimo e ha incoraggiato i governatori a coordinare gli sforzi per sospendere le imposte statali sui carburanti. Trump ha inoltre allentato temporaneamente le sanzioni sulle importazioni di diesel russo, nell’ambito di un accordo con il presidente russo Vladimir Putin. Nei giorni successivi alle elezioni, tre petroliere dovrebbero consegnare ai porti statunitensi un totale di 140.000 tonnellate di diesel, anche se gli analisti prevedono che le prime spedizioni avranno un impatto limitato sui prezzi.
Rachel Ziemba, analista del Center for a New American Security, ha affermato che le forniture russe sono limitate e che per un aumento duraturo servirebbero una tregua nel settore energetico e il tempo necessario a riparare le raffinerie danneggiate. Venerdì Exxon e Chevron hanno avvertito che la crisi del diesel potrebbe continuare, mentre le compagnie petrolifere statunitensi hanno riportato utili complessivi pari a 25,3 miliardi di dollari, vicini ai livelli record.
Fonti: Folha Mercado.