Le applicazioni per smartphone sono emerse come il canale sempre più preferito per le frodi rivolte alle banche italiane, portando a un aumento segnalato delle perdite finanziarie. Questa tendenza è stata identificata in un'indagine commissionata da BioCatch, un'azienda specializzata nella prevenzione delle frodi e nel crimine finanziario, che ha intervistato 100 responsabili delle funzioni antifrode, antiriciclaggio (AML) e di conformità presso le banche italiane.

Secondo i risultati, il 68% dei rispondenti ha indicato un aumento delle perdite legate alle frodi all'interno delle proprie istituzioni, con il 21% che ha caratterizzato questo aumento come significativo. Inoltre, più di tre quarti dei partecipanti (76%) ha dichiarato che le loro organizzazioni registrano perdite annuali per frode superiori a 10 milioni di dollari. Questa cifra è superiore del 25 punti percentuali rispetto alla media globale e rappresenta il tasso più alto tra i 17 paesi inclusi nell'indagine.

Thomas Peacock, Direttore dell'Intelligence Globale sulle Frodi presso BioCatch, ha notato che una significativa maggioranza (78%) dei dirigenti bancari italiani ritiene che i trasferimenti all'interno della Zona Unica dei Pagamenti in Euro aumenteranno il rischio di frode per le loro istituzioni. Ha avvertito che con PSD3 destinato a introdurre nuovi obblighi che richiedono alle banche di rimborsare le vittime di frodi, qualsiasi escalation delle frodi legate ai trasferimenti potrebbe influenzare i risultati economici di queste entità finanziarie.

In preparazione a questi cambiamenti normativi, quasi tre quarti (73%) dei rispondenti ha confermato che le loro istituzioni stanno già pianificando o implementando modifiche alle politiche interne di rimborso. Il rimborso volontario delle vittime di frode è anche più diffuso tra le banche italiane rispetto ad altre nazioni; due terzi di coloro che sono stati intervistati hanno riferito che la loro istituzione rimborsa già più della metà delle vittime.

L'indagine evidenzia che la frode in Italia si diffonde prevalentemente attraverso dispositivi mobili. I canali più comuni per questi attacchi sono legati all'ecosistema mobile, con le app di messaggistica citate come fonte dal 54% dei rispondenti, seguite dai social media al 48% e da altre applicazioni per smartphone al 47%.

Fonti: ANSA Economia.