L’Autorité des marchés financiers (AMF), l’autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, si prepara a chiarire le norme sulla remunerazione applicabili ai consulenti per gli investimenti finanziari, noti come CIF. La misura riguarda un aspetto centrale della distribuzione dei prodotti di risparmio: le commissioni, o retrocessioni, pagate ai consulenti dai gestori dei prodotti d’investimento.
Secondo l’AMF, l’84% dei consulenti non addebita direttamente i costi ai propri clienti e fa affidamento soprattutto su questi pagamenti. Quando gli investitori sottoscrivono determinati prodotti, pagano ai gestori commissioni di ingresso e di gestione. Una parte di tali commissioni può poi essere trasferita ai consulenti patrimoniali partner che distribuiscono i prodotti.
Le commissioni devono essere chiaramente comunicate ai clienti e devono remunerare un miglioramento della consulenza o del servizio fornito. I gestori dei fondi e i distributori devono quindi dimostrare che entrambe le condizioni sono soddisfatte.
La questione ha acquisito importanza dopo che la commissione per le sanzioni dell’AMF ha contestato diverse società di gestione patrimoniale alla fine del 2025. Mentre le autorità di vigilanza si erano tradizionalmente concentrate sulla qualità della consulenza fornita dai CIF, la commissione ha criticato i gestori per non aver dimostrato che i pagamenti ai distributori migliorassero il servizio offerto e, in alcuni casi, per non aver informato adeguatamente gli investitori dell’esistenza di tali pagamenti.
La nota dell’AMF prevista, riportata per la prima volta dalla pubblicazione finanziaria professionale L’Agefi e confermata da diverse fonti, dovrebbe essere pubblicata nelle prossime settimane. Dovrebbe specificare il quadro normativo in base al quale i consulenti possono essere remunerati dai gestori dei prodotti che raccomandano ai clienti.
Fonti: Le Monde Économie.