William Nordhaus, co-destinatario del Premio Nobel per l’Economia 2018 per il suo lavoro con Paul Romer sull’integrazione dei cambiamenti climatici nell’analisi macroeconomica di lungo periodo, è morto il 30 ottobre all’età di 85 anni. Yale News ha riferito che è morto di glioblastoma, una forma di tumore cerebrale.
Nordhaus è stato professore e in seguito amministratore a Yale, dove l’università lo ha descritto come una figura centrale del campus per più di cinque decenni. Ha iniziato a studiare i cambiamenti climatici negli anni Settanta ed è ampiamente considerato il primo economista a concentrarsi sulla questione.
Nel 1992 pubblicò il modello DICE, acronimo di Dynamics Integrated Climate Economy Model. Il modello mirava a stimare i costi futuri delle emissioni di gas serra e a utilizzare tali calcoli per stabilire un prezzo attuale delle attività inquinanti. L’approccio contribuì a promuovere l’idea di fissare un prezzo per tonnellata di CO2 come incentivo alla transizione energetica e divenne una base per le valutazioni economiche delle politiche climatiche.
Le prime stime di Nordhaus fissavano il prezzo di una tonnellata di carbonio intorno ai quattro o cinque dollari. Tali conclusioni portarono alcuni economisti a considerarlo relativamente conservatore, perché sembravano sottovalutare la necessità di un’azione climatica più incisiva. In seguito si scontrò con l’economista britannico Nicholas Stern per il rapporto più allarmistico pubblicato da Stern nel 2006, in particolare per il trattamento del tasso di sconto e del costo degli impatti climatici irreversibili, come la deforestazione.
Con l’avanzare delle conoscenze scientifiche sul riscaldamento globale, Nordhaus rivide i suoi modelli e incorporò costi sempre più elevati. Alla fine sostenne una tassa globale sul carbonio, mentre economisti di orientamento più tradizionale affermavano che un unico prezzo mondiale del carbonio avrebbe potuto essere stabilito dalle sole forze del libero mercato.
Fonti: Le Monde Économie.