Si apre lunedì 2 novembre, presso la 32ª camera correzionale del tribunale giudiziario di Parigi, un processo legato al caso Dubaï Papers, che dovrebbe durare un mese. Nove dirigenti della società Hélin International, tre avvocati e un commercialista francese sono a giudizio, secondo il Parquet national financier (PNF).

Il PNF accusa la società e i suoi dirigenti di aver organizzato una frode fiscale su larga scala per 322 contribuenti francesi, consentendo loro di occultare più di 200 milioni di euro alle autorità fiscali attraverso accordi sofisticati che coinvolgono paradisi fiscali noti per la loro opacità. L’accusa qualifica i presunti reati come complicità in frode fiscale aggravata, riciclaggio aggravato e associazione criminale.

Secondo il resoconto fornito dal vertice di Hélin International, il principe belga Henri de Croÿ, la società offriva ufficialmente ai clienti — per lo più francesi alle prese con una “situazione fiscale” — “strutture di ottimizzazione con un elevato grado di riservatezza” destinate a consentire loro di “differire le imposte”. I clienti venivano reclutati tramite “apporteurs d’affaires” e beneficiavano di un sistema per rendere disponibili somme di denaro atte a soddisfare le loro “esigenze di liquidità”.

In termini penali, secondo l’accusa l’attività centrale della società consisteva in un sistema di distribuzione di buste con denaro contante e carte bancarie anonime prepagate ai clienti in Francia. Tra gli accusati di aver agito come reclutatori figurano tre avvocati parigini e un commercialista del nord della Francia, anch’essi processati per complicità in frode fiscale, riciclaggio organizzato e associazione criminale.

Il PNF ha costruito il proprio caso su una chiavetta USB arrivata in modo anonimo all’inizio del 2019 e contenente centinaia di migliaia di documenti interni del gruppo Hélin International, offrendo una rara visione dall’interno di un sistema normalmente sottratto a ogni esame. Mesi prima, gli stessi dati erano stati inviati al settimanale L’Obs, che aveva rivelato lo schema in collaborazione con Radio France con il nome “Dubaï Papers”, dall’emirato dal quale Hélin International operava dal 2009. L’accusa descrive la struttura come piramidale.

Fonti: Le Monde Économie.