Il Senato brasiliano potrebbe fissare l’aliquota del Contributo sui beni e servizi (CBS) tra il 9,5% e il 10% l’anno prossimo, anziché all’11,3% stimato dalla Corte dei conti federale (TCU), rivedendo tre ipotesi alla base del calcolo.
La stima della TCU può essere tecnicamente solida, ma l’aliquota finale è una decisione politica che spetta al Senato e si basa sui calcoli della Corte. Una questione che i senatori potrebbero esaminare è in che misura si prevede che il nuovo sistema fiscale riduca le perdite di gettito dovute all’evasione e alla pianificazione fiscale.
La TCU si è basata su uno studio dell’Agenzia federale delle entrate, secondo il quale tali perdite scenderebbero dal 22,6%, la media del periodo 2016–2019, al 15,9%. Nel 2023, la Segreteria per la riforma fiscale ha utilizzato una stima più ottimistica, definendo una perdita di gettito del 10% uno scenario realizzabile e una del 15% uno scenario prudenziale. Secondo i calcoli della Segreteria, la differenza tra queste stime ridurrebbe l’aliquota della CBS di 0,5 punti percentuali.
Una seconda questione riguarda il modo di mantenere invariata la pressione fiscale. Il gettito della CBS, dell’imposta selettiva e della nuova IPI dovrebbe corrispondere a quello del PIS, della Cofins, dell’IOF sulle assicurazioni e dell’attuale IPI. Il dibattito verte su quali anni utilizzare per calcolare l’obiettivo di gettito, una misura nota come “media 2”.
La legge indica il periodo 2012–2021, che cristallizza il gettito al suo picco, prima che una sentenza dichiarasse incostituzionale il modo in cui erano state applicate le imposte, compreso l’inserimento dell’ICMS nella base imponibile del PIS e della Cofins. Secondo il rapporto, utilizzando i dieci anni fino al 2025, oppure la proposta iniziale del governo per il periodo 2024–2025, l’aliquota scenderebbe dall’11,3% a circa il 10%. Ciò potrebbe essere giustificato come un modo per evitare di aumentare la pressione fiscale, ma modificare il periodo di riferimento sarebbe in contrasto con la legge approvata dal Congresso.
La terza questione riguarda il periodo utilizzato per stimare quanto gettito genererebbe ogni punto percentuale dell’aliquota in rapporto al PIL, misura nota come “media 1”. La legge prevede l’utilizzo dei dati del 2024 e del 2025. La TCU ha invece utilizzato il periodo 2023–2024, perché i dati consolidati dell’anno scorso non erano disponibili. Dati più recenti potrebbero portare a un’aliquota inferiore, sebbene le informazioni attualmente disponibili non siano sufficienti a determinarne l’effetto. Il Senato potrebbe chiedere un calcolo aggiornato.
Nel loro insieme, le tre modifiche potrebbero portare l’aliquota vicino al 9,5%, senza ridurre il gettito rispetto agli anni recenti. Nei documenti relativi ai calcoli, la TCU ha fornito anche una stima analitica che utilizza lo stesso periodo, 2023–2024, per entrambe le medie: una pressione fiscale pari al 4,25% del PIL e un’aliquota della CBS del 9,2%. Il rapporto avverte che il 2023 è stato l’anno peggiore della storia recente per il gettito del PIS e della Cofins, abbassando la media.
Per una riduzione più consistente dell’aliquota nel 2028, il governo ha sostenuto che il Congresso dovrebbe concentrarsi sulla revisione delle agevolazioni fiscali previste dalla riforma e sulla creazione di un’imposta selettiva che generi nel 2027 un gettito superiore a quello previsto. Ciò potrebbe portare l’aliquota della CBS sotto il 7%.
Fonti: Folha Mercado.
