Il debito pubblico lordo del Brasile è salito dal 71,7% all’82,9% del PIL negli ultimi quattro anni, raggiungendo il livello più alto dal 2021, scrive l’economista Cecilia Machado. A suo avviso, le regole fiscali del Paese non sono riuscite a fornire un percorso prevedibile per il debito né ad ancorare le aspettative sulla capacità del governo di far fronte ai propri obblighi.
Quando il quadro fiscale è stato introdotto nel 2023, le proiezioni del governo indicavano che il debito si sarebbe stabilizzato al 76,5% del PIL nel 2026, per poi diminuire se i tassi d’interesse fossero scesi. Invece, i tassi sono aumentati. Machado afferma che lo stimolo fiscale contribuisce alle pressioni inflazionistiche, mentre i dubbi sulla stabilizzazione del debito inducono i creditori a chiedere rendimenti più elevati, aumentando ulteriormente il costo del servizio del debito.
Machado mette in guardia contro quattro approcci che definisce allettanti ma inefficaci. Il primo consiste nell’inasprire le regole fiscali facendo affidamento su maggiori entrate anziché riesaminare la spesa. Secondo Machado, gran parte dell’aumento delle entrate è derivata da guadagni temporanei, mentre la spesa obbligatoria è cresciuta più rapidamente di quanto consentito dalle regole; le voci escluse dagli obiettivi fiscali continuano comunque ad accrescere il debito.
Il secondo approccio consiste nell’aumentare l’obiettivo d’inflazione nella speranza di ridurre i tassi d’interesse. Machado sostiene che modificare l’obiettivo potrebbe indurre imprese e lavoratori ad aspettarsi ulteriori aumenti, facendo salire le aspettative d’inflazione e costringendo la Banca Centrale ad alzare i tassi. Aggiunge che il dibattito sull’obiettivo nel 2023 ha destabilizzato le aspettative e ritardato i tagli dei tassi.
Mettere a rischio l’indipendenza della Banca Centrale attraverso nomine politicamente allineate potrebbe inoltre, avverte, comprometterne la credibilità nella lotta all’inflazione. Machado sostiene anche che i sussidi generalizzati ai prezzi, come quelli per i carburanti, sono costosi e avvantaggiano sia le famiglie a reddito più elevato sia quelle in difficoltà. Il sostegno diretto alle persone che ne hanno più bisogno, scrive, comporta un costo fiscale inferiore. Mantenere bassi i prezzi rinvia gli aumenti invece di eliminarli e trasferisce la spesa sui conti pubblici.
La tesi centrale di Machado è che le modifiche fiscali senza una revisione della spesa, un obiettivo d’inflazione più elevato, nomine politiche in ruoli tecnici e i controlli sui prezzi promettono tutti un sollievo immediato, ma trasferiscono i costi al futuro. A suo avviso, un risanamento duraturo dovrebbe iniziare con una revisione della spesa pubblica.
Fonti: Folha Mercado.